Manicomiodivolterra.it: un progetto che è un impegno

manicomio di volterra

Volterra: città di Etruschi e Romani, terra di alabastrai, un castellum che si erge fra le balze, un paese arroccato le cui strade conservano il sapore del Medioevo e il cui belvedere spazia fino al mar Tirreno.

Fiore all’occhiello del turismo toscano, sa andare ben oltre le sue mura e accogliere chiunque abbia voglia di deliziare lo sguardo, saziarsi di storia, perdersi nelle sue viuzze fra negozi, artigianato e prodotti tipici, magari con una sosta che ritempri anche il palato.

E l’accoglienza, non solo turistica, fa di Volterra la sua cifra.

Forse non tutti sanno, infatti, che Volterra è stata sede del più grande ospedale psichiatrico d’Italia.

Il Manicomio di Volterra: cos'era, cos'è

Nato alla fine del 1800 dal complesso dell’ex convento di San Girolamo, grazie a cospicue donazioni di benefattori, nonché alla lungimiranza della direzione ultratrentennale di Luigi Scabia, il Manicomio di Volterra in breve tempo fu in grado di accogliere oltre 4000 pazienti, raggiungendo un’estensione massima di circa venti edifici per degenti e trenta per le attività connesse (lavanderie, cucine, falegnameria etc).

Già nella prima metà del '900, dunque, il Manicomio di Volterra più che un frenocomio era un vero e proprio villaggio, reso il più possibile autonomo rispetto alla città per quanto riguarda i servizi e tuttavia con essa strettamente connesso, basti pensare al contributo da parte dei "malati" agli scavi del teatro romano, così impiegati in attività di ergoterapia.

Poi, con l'entrata in vigore della legge Basaglia (n. 180/1978) che chiudeva gli ospedali psichiatrici nel tentativo di restituire dignità ai malati mentali, attraverso percorsi di reintegrazione in società e non di segregazione, i vari stabili ebbero sorti diverse: quando non divennero parte integrante dell'ospedale di Volterra, o utilizzati come case-famiglia, caddero in stato di abbandono.

ManicomiodiVolterra.it: sul filo della memoria

Questo patrimonio in parte abbandonato quando non sommerso, però, è parte integrante della storia della città. E questo i Volterrani ben lo sanno: chi non ha un parente che al Manicomio di Volterra non abbia lavorato come infermiere, medico, inserviente, o chi non conosce le storie di qualche "malato", che nel tentativo di identità comunitaria è poi divenuto con le sue "manie" parte del folklore locale?

Tutto ciò però fino ad oggi è stato affidato al passaparola, alla tradizione orale della collettività, ai racconti che si fanno nelle case, nelle strade, al bar, fra vecchie conoscenze come sfogliando un album di ricordi.

La storia si è così mescolata alla leggenda, nella voce della comunità, come il canto epico intessuto dagli aedi, con protagonisti gli episodi, i personaggi, la vita del Manicomio, tutti affidati al passaparola fino ancora ad oggi sì, ma ancora fino a quando?

È questa la domanda alla base del progetto di Manicomiodivolterra.it, ideato come risposta, reazione al timore dell'azione del tempo che corrompe i ricordi, li plasma, disperde la voce.

Un progetto web nato dalla passione e dalla competenza di una giovane coppia, un montecatinese ed una volterrana doc, coadiuvati da due valdinievoline, tutti legati dal comune interesse per la storia del più grande manicomio d'Italia, nel tentativo di condividerne e diffonderne memoria.

Nell'intento di arrestare la corsa incessante di quanto rischia di perdersi, ovvero un patrimonio fatto di malattia, cura, appello contro la negazione della dignità, il sito ha preso forma e si è ampliato in fretta, nel giro di un anno, raccogliendo materiale di varia natura: si va dalla storia della struttura, al dettaglio dei vari padiglioni e reparti, a notizie dei giornali, a storie, personaggi, filmati, riferimenti bibliografici.

ManicomiodiVolterra.it: l'impegno

La passione per la ricerca dei documenti e la loro divulgazione hanno fatto sì infatti che un momento drammatico e di stasi come quello del lockdown si sia rivelato particolarmente fruttuoso per il progetto: è nel forzato distanziamento sociale e nel confinamento che lo staff di Manicomiodivolterra.it ha raccolto e organizzato il materiale per la pubblicazione, di cui il 29 marzo prossimo ricorrerà il primo anniversario del lancio in rete.

E mentre fra le non poche difficoltà legate alla pandemia e alle conseguenti restrizioni, le visite guidate al manicomio, curate dall'associazione Inclusione Graffio e Parola Onlus sono ripartite da inizio febbraio, Manicomiodivolterra.it continua a cercare, assemblare, diffondere: sono le storie dentro la storia, sono le voci, le esperienze dei singoli che si inscrivono nel tessuto della città, nelle vicende dell'ospedale psichiatrico e lo rendono ancora vivo, con le sue luci e le sue ombre. In una corsa contro il tempo, per recuperare il più possibile di ciò che è memoria inscindibile di Volterra, nonché patrimonio, storia identitaria dei Volterrani e di cui rischia di rimanere di scritto poco o niente, o letteratura di stampo tecnico-scientifico.


Il progetto web manicomiodivolterra.it
I promotori del progetto web manicomiodivolterra.it

Manicomiodivolterra.it: una visita perchè...

E allora val bene una visita sul sito: per gli appassionati di storia della psichiatria, ma anche per quelli di storia locale, o ancora per chi si diletta d'arte:

Franco Bellucci e Nof4 sono due dei grandi nomi strettamente legati al Manicomio di Volterra, assai noti nel campo dell'Art Brut.

Ma i contenuti di Manicomiodivolterra.it si rivolgono anche semplicemente ai curiosi, a tutti quelli che nutrono interesse nei confronti della malattia mentale e desiderano approfondire, ad esempio, come fosse organizzato il manicomio più grande d'Italia, quali storie lo abbiano attraversato, quali documentari o videoclip vi siano stati girati e quali artisti se ne siano occupati (Simone Cristicchi, primo fra tutti, per la canzone Ti regalerò una rosa, vincitrice del 57º Festival di Sanremo, ispirata alle lettere dei "malati" del Manicomio di Volterra pubblicate in La corrispondenza negata. Epistolario della nave dei folli).


Nof4 a Volterra
Nof4 a Volterra - scorcio di graffito

In più la visita virtuale può esser propedeutica a quella guidata, oppure successiva: per approfondire, documentarsi, continuare a seguire i racconti, le vicende, i personaggi che hanno fatto la storia del Manicomio di Volterra.

E per gli amanti dei social le notizie aggiornate e le ultime pubblicazioni sul sito sono disponibili anche sulle omonime pagine Facebook, Instagram e sul canale Telegram.

Infine, per leggere le storie e anche i documenti inediti, spesso caricati da singoli per il semplice gusto di condividere ricordi ed esperienze, storie di famiglia o fotografie, è attivo, sempre su Facebook, anche il Gruppo del Manicomiodivolterra.

Insomma, un'offerta ricca quella curata dallo staff di Manicomiodivolterra.it: di mezzi, risorse, informazioni, racconti, ma soprattutto di impegno nella memoria.

E perciò siamo certi che questa storia non finisca qui.

Intanto, però, è a portata di click.

 

(ToscanaGo, 23 febbraio 2021. Articolo di Silvia Pagni. Leggi anche altri articoli su Pisa e i dintorni raccontati da ToscanaGo)


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