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Cantine Aperte 2015: le suggestioni di Prato

Villa La FerdinandaA Prato Cantine Aperte offre una straordinaria occasione per conoscere il territorio e, in sintonia, con il tema di Expo, di degustare vini introvabili in abbinamento alle eccellenze agroalimentari del territorio. Visite guidate alla villa medicea La Ferdinanda (parte del gruppo Artimino e patrimonio Unesco), visite alla cantina di produzione, mini corsi di avvicinamento al vino, degustazioni dei vini di Borgo di Artimino, visite al Museo Archeologico alla Tenuta Artimino. Showcooking con lo chef Daniele Persegani all’Immobiliare Castelvecchio, mentre a Capezzana visita nelle cantine storiche e vinsantaia e assaggi gratuiti dei vini, con possibilità di pranzare o cenare nel wine bar con taglieri di affettati e formaggi, verdure del’orto e vini al bicchiere.

Immagine allegata al comunicato stampa.

Tenuta Artimino - Il Borgo di Artimino situato sulle vicine colline di Firenze, fu costruito nell'antica era etrusca. Tutt'oggi mantiene quasi intatto il suo impianto medievale formato da mura perimetrali e l'antico orologio torre del paese. Nell'epoca rinascimentale il borgo divenne proprietà medicea insieme alla tenuta e all'annessa riserva di caccia. La storia di Villa 'La Ferdinanda' inizia nel 1596 quando il famoso architetto Bernardo Buontalenti ne avvia la costruzione su incarico di Ferdinando I de' Medici, granduca di Toscana. La villa, nata come residenza di caccia, venne ultimata in pochissimo tempo e la corte granducale con la consorte del Granduca, Cristina di Lorena, si insediarono in questa tenuta amena. I Granduchi abitavano ad Artimino anche durante il periodo estivo, troppo afoso da trascorrere a Firenze. Nel 1626 la villa medicea venne circondata dal muro del Barco Reale lungo 30 miglia, realizzato per proteggere la grande proprietà e la riserva di caccia. Tutt'oggi nella tenuta di Artimino è possibile vedere una Porta del Barco, reperto archeologico di grande valore da cui prende il nome uno dei vini dell'azienda: il Barco Reale Doc. Caratteristica della villa i numerosi comignoli che svettano sul tetto e la rendono visibile da ogni dove, da qui il nome di 'villa dei 100 camini'. Non solo un vezzo artistico del Buontalenti per movimentare un po' l'architettura austera della villa, i camini avevano anche una loro ragione d'esistere: riscaldare. Ferdinando I come tutti i Medici soffriva di gotta e quindi aveva bisogno di molto calore. Estetica e funzionalità insieme a testimonianza di una grande opera, l'ultima del famoso architetto toscano. Non possono mancare grandi nomi nella sua storia. Nel 1608 Galileo Galilei venne invitato da Ferdinando I per istruire 'nelle matematiche' il figlio Cosimo. Al piano terra si trova l'antica cucina col celebre girarrosto disegnato da Leonardo da Vinci. Si trova solo a Villa La Ferdinanda il Boudoir di Cristina di Lorena, un unicum, un angolo d'arte affrescato dal Passignano e rimasto intatto per 600 anni. Gli affreschi interni dei saloni del piano Nobile sono opera di Domenico Passignano e Bernardino Poccetti; la villa ospitò celebri opere di Pontormo, Bronzino e addirittura Tiziano e Caravaggio. Degne di nota la serie 'bellezze di Artimino ' e le 17 lunette dipinte per Artimino da Giusto Utens raffiguranti le proprietà medicee.

Immobiliare Castelvecchio - L’ azienda “Castelvecchio” si distingue per la qualità della vinificazione estremamente accurata, per l’utilizzo delle più moderne tecnologie, per l’attenzione alla tradizione e l’amore con cui viene eseguita ogni fase, dalla vendemmia all’invecchiamento, nel pieno rispetto degli equilibri naturali. L’accurato controllo della qualità delle uve, selezionate esclusivamente dai terreni di proprietà dell’azienda, l’attenta scelta delle botti e barriques di rovere per la maturazione, garantiscono ai vini un elevato standard di qualità. I terreni della azienda “Castelvecchio” si estendono in piena zona Medicea sul crinale di alcune colline straordinariamente fertili ed esposte al sole a vocazione pienamente vinicola, siti nella provincia di Prato e a soli 10 km da Firenze, ad una altezza media di 250 mt sul livello del mare, per una estensione di circa 40 ettari. Il Carmignano, ad oggi forse il vino del piu' piccolo consorzio vitivinicolo d'Italia, è stata la nona docg (denominazione ad origine controllata e garantita) del Paese. La ristrettezza del territorio ha consentito al Carmignano di godere di una invidiabile omogeneità che si traduce nell'assenza di terreni scadenti diventando un vino destinato ai palati meno distratti e più qualificati. La zona di produzione della docg è rimasta la stessa di Cosimo III Dè medici (100 ettari registrati divenuti 135 negli ultimi anni) distribuita su una fascia collinare compresa fra i 250 e i 400mt sul livello del mare. Il Carmignano non è solo rosso, ma è anche per altri vini che queste colline sono diventate famose: tra questi il giovane Barco Reale, l'allegro VinRuspo e l'amabile Vin Santo che si possono fregiare della denominazione di origine controllata.

Capezzana - A Carmignano la vite si coltivava già nell’epoca preromana, circa 3000 anni fa, come dimostrano i vasi da vino e le coppe da degustazione trovati nelle tombe etrusche.
Nell’archivio di stato di Firenze è stata ritrovata una pergamena datata 804: si tratta di un contratto di affitto che documenta come già 1200 anni fa a Capezzana venissero coltivati olivi e viti per la produzione dell’olio e del vino. Nel primo Rinascimento una donna, Monna Nera Bonaccorsi, costruiva la prima “casa da Signori” e nove case poderali con i relativi impianti viticoli; era il 1475. Altre generazioni e famiglie si sono avvicendate nella propri- età della tenuta:
i Cantucci, imparentati con i Medici, e i Marchesi Bourbon del Monte. Nel XVIII secolo una Cantucci sposata Bourbon ingrandì la fattoria e acquistò nuovi poderi; introdusse inoltre un metodo amministrativo esemplare, i cui documenti si conservano ancora oggi nell’archivio storico dell’azienda. Già alla fine del XIV secolo il mercante pratese Francesco Datini comprava a caro prezzo il vino di Carmignano per la sua cantina, e nel Seicento il poeta Francesco Redi lo decanta come vino degno di Giove. Infine il territorio di Carmignano può vantare di essere stato selezionato nel 1716 dal Granduca Cosimo III de’ Medici come una delle quattro zone a vocazione viticola del Granducato di Toscana. Il Decreto Motu proprio ed il Bando difatti regolamentavano con norme precise la produzione, i limiti geografici e il commercio dei vini prodotti in tali aree, costituendo la prima “doc” esistente al mondo. Alla fine dell’Ottocento e nei primi anni del Novecento la cantina dell’azienda del marchese Niccolini, i cui terreni fanno oggi parte di Capezzana, produceva ed esportava il vino di Carmignano. Venne poi un periodo di eclissi. Negli anni Trenta l’antica DOC Medicea fu inglobata nella DOC Chianti Montalbano. Il ritorno alla denominazione “Carmignano” rappresentava per i produttori carmignanesi il recupero della identità storico-territoriale del loro vino e fu una conquista lunga e difficile, alla cui realizzazione dette un contributo fondamentale Ugo Contini Bonacossi. Nel 1975 fu finalmente riconosciuta la DOC Carmignano, retroattiva – per il vino invecchiato – fino alla vendemmia 1969. Nel 1990 è stata ottenuta anche la DOCG, retroattiva fino al 1988.

(MTV Toscana, comunicato stampa)


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