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Made in Tuscany: due mega store a Pisa

Il pane a km zero realizzato con farine derivanti da lavorazioni a basso impatto ambientale, la mozzarella e lo yogurt prodotti con il latte bovino dell’azienda agricola dell’Università di Pisa, la pasta fresca dei coltivatori toscani e persino l’acqua (naturale e minerale) certificata: sono alcuni dei prodotti chiave del progetto multi-filiera che coinvolgerà una sessantina di aziende agricole della Provincia di Pisa, Livorno, Siena e Firenze che conferiranno non solo materie prime, ma anche prodotti semi-lavorati se non addirittura finiti.

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Gli agricoltori questa volta fanno sul serio e puntano a chiudere la filiera, garantire etichette trasparenti, chiare ed evidenti, e soprattutto a commercializzare, all’interno dei due punti di previsti dal progetto finanziato dal Piano Integrato di Filiera della Regione Toscana, prodotti certificati di filiera Toscana. Nei due punti di commercializzazione, veri e propri mega store del Made in Tuscany, che nasceranno all’interno del Consorzio Agrario di Pisa che nel frattempo sta allestendo un mega forno dove saranno “cotti” 4 quintali di pane al giorno, e del Caseificio Busti a Fauglia, si potranno acquistare una gamma vastissima di prodotti a filiera certificata ed ancora più importante, toscani al 100%: dai salumi a naturalmente ai formaggi, dall’olio al vino, dagli arachidi ai legumi, dalla pasta al pane, dal miele alle confetture, dalle carni bovine da coltura biologica e carne ovina, dagli insaccati suini da allevamenti toscani ai ceci, ortofrutta, farro, pinoli, uova, peperoncini, erbe aromatiche, aceto fino a linee di prodotto che nasceranno sulla scia dei Pif come appunto il pane, la mozzarella, lo yogurt e la pasta fresca. Le imprese agricole diventano così finalmente assolute protagoniste e responsabili del proprio destino (e del proprio futuro): produrranno, conferiranno, distribuiranno e venderanno i prodotti Made in Tuscany direttamente attraverso i due punti vendita a ristoranti, alberghi, in particolare agriturismi che da un paio di anni devono garantire menu toscani ai loro ospiti (legge 30/03) e privati-consumatori.

La filiera non solo sarà dal produttore al consumatore, ma si accorcerà di almeno un paio di passaggi che gravano fino al 20% sul prodotto che finisce negli scaffali. Il collegamento tra i produttori e le piattaforme di commercializzazioni sarà immediato e diretto. “Questa volta chiudiamo la filiera sul serio e garantiremo la tracciabilità di tutti i prodotti” – annuncia Fabrizio Filippi, Presidente Provinciale Coldiretti. L’organizzazione agricola è uno maggiori sostenitori del progetto “Filiera Toscana”, al momento unico esempio nel suo genere nel panorama regionale, che produrrà investimenti per oltre 1 milione 700 mila euro a fronte di un contributo regionale di oltre 800 mila euro previsti appunto dai Piani Integrati di Filiera. L’effetto moltiplicatore del contributo si ripercuoterà su tutta la filiera e su molti dei suoi protagonisti che per garantire prodotti certificati sono stati stimolati a realizzare investimenti coerenti al raggiungimento degli obiettivi finali e dall’altro ad assicurare il conferimento di una quota di prodotto tale da soddisfare le richieste. “Attraverso gli accordi di filiera abbiamo messo insieme tutti gli attori della filiera: aziende agricole, produttori, trasformatori, punti vendita e potenziali clienti che hanno giàfirmato un accordo per utilizzarli. In questo modo stabilizzeremo e garantiremo reddito delle imprese agricole, abbatteremo i costi, ridurremo le intermediazioni e al contempo daremo garanzie di un paniere la cui filiera è tracciata dall’inizio alla fine”.

I primi effetti tangibili si dovrebbero già vedere la prossima primavera con l’inaugurazione del punto vendita al Caseificio Busti: I Pif – spiega l’agronomo Luca Balleri che ha seguito e segue il progetto passo dopo passo – mettono in moto meccanismi virtuosi di innovazione e di rinnovamento dei processi di produzione. Sono interessate e sono state coinvolte la filiera cerealicola, lattiero-casearia, zootecnia, apistica, olivicola e vitivinicola”. Alle fondamenta del progetto la forte interazione con l’Ateneo Pisano che ha fornito indicazioni e suggerimenti per migliorare la sostenibilità ambientale delle produzioni utilizzando per esempio la cosiddetta “Agricoltura Conservativa” che si basa sull’impiego di tecniche semplificate di lavorazione e un impiego razionale della chimica di sintesi, e realizzare un protocollo operativo per la coltivazione del grano per ridurre il costo senza abbattere il reddito: “Valorizzare il prodotto dal punto di vista qualitativo, ridurre i costi dalla produzione al confezionamento; sviluppare nelle singole aziende, tramite investimenti, unsistema di gestione che garantisca una riduzione dei costi tramite nuove tecniche di lavorazione o ottimizzazione delle stesse sono gli obiettivi. Sostenibilità ed impiego degli scarti – spiega Balleri – anche il siero prodotto dalla lavorazione del latte per esempio sarà venduto agli allevamenti di suini presenti all’interno del progetto. Non si butterà via nulla; il riciclo sarà forte con lo scopo di abbattere i costi e migliorare la performance di filiera”. L’esigenza di mettere insieme tutti gli attori della filiera toscana nasce dalla necessità di garantire una filiera tracciata in ogni suo passaggio: “la legge sugli agriturismi obbliga le strutture a somministrare ai propri clienti menu toscani al 100% - spiega – e questo significa che i prodotti che vengono utilizzati devono essere del territorio. Sulla tavola non si può trovare per esempio la Coca Cola ma è l’unico modo per trasmettere ai turisti, a chi sceglie di mangiare toscano, il valore dei prodotti che gli stiamo offrendo e che il territorio esprime; un contatto diretto prezioso che si trasforma in un vantaggio non solo per l’agriturismo, e per le nostre attività, ma per tutta l’agricoltura. Il nostro progetto garantisce finalmente una vasta offerta di prodotti toscani a chi più di altri deve rafforzare l’immagine della nostra regione. Chi sceglie la Toscana vuole mangiare anche Toscano e vuole esseresicuro di farlo. Questa – conclude Filippi – è una risposta anche alla crisi che non ha risparmiato nemmeno le campagne”.

Ecco tutti i soggetti coinvolti nel Pif “Filiera Toscana”: Consorzio Agrario Pisa, Molino F.lli Giambastiani srl, Molino Ponte a Elsa srl, Ferri Graziani, Azienda Agricola Concistori Giuliano Giovanni, Azienda Agricola Squadrelli Ottavia, Azienda Agricola Martello Nadia, Azienda Agricola Busti Tiziano e Riccardo, Azienda Agricola Carmassi Lisa, Azienda Agricola Buselli Angiolina, Azienda Agricola Dessì Robertino, Ori ZootecniaSas, Azienda Agricola Farina Giuseppe e Michele, E. Avanzi, Azienda Agricola Bussu Pietro eMichele, Azienda Agricola Pala Michele, Società AgricolaSanna, Azienda Agricola Sanna Giovanni, Azienda Agricola Grappi Daniela, Azienda Agricola I Poggi di Bracciali Marco, Azienda Agricola Ghisu Gianna, Società Agricola Laugnano di F.lli Loche, Azienda Agricola Biagi Fabrizio, BattianaAntonino, Carai Salvatore, Azienda Agricola Delogu Giuseppe eSalvatore, Cantina Montalbano, Fabrizio Roberto, I Natali Sas Società Agricola di LisiEleonora, La Colombaia Società Cooperativa Agricola, Macchie d’Olio Srl, Grassini Amilcare Snc, Stassano Alessandro, Antica Macelleria Falorni, Italcarni Sas, Italpork, Azienda Agricola Salvadori Furio, Apitoscana, Piazza Navona Srl, Bernini Cirano e Piero, Di Renzo David.

Ecco tutti i ristoranti ed agriturismi partner: Agriturismo Il Boschetto, Iannelli Bruna, Agriturismo Casale Giulia, Agriturismo Cafaggio, Bertucci Monica, Agriturismo Sant’Antonio, Piccicuto Michele Salvatore, Podere Casa al Bosco, Piccicuto Luigi, Mezzedimi Chiara,Podere Spazzavento, Agriturismo Chiasso Gherardo, Agriturismo la Ca’ Solare, Pagani Aronne, Tazza d’Oro, Ristorante Castero, Locanda San Agata, Ristorante La Rota, Pian di Laura, La Fattoria di Baroni, Agrisport, Società Agricola Green Farm, Agriturismo Ferri Graziani.

(Coldiretti Toscana, comunicato stampa 23 gennaio 2013, n. 1)

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