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Hector&Hector. No Terra!

Hector&HectorLe scatole di cartone, i legni rilasciati dal mare, le buste di carta e le cassette lignee, abbandonate dopo l’uso, possono assurgere a vere e proprie opere d’arte. E il loro recupero, attraverso l’atto creativo, permette di dare agli oggetti di scarto un nuovo senso e di percepire la loro anima più profonda. Questo il messaggio che l’artista lancia con la sua mostra a cura di Maurizio Vanni ospitata dal 3 novembre 2015 al 10 gennaio 2016 nel Lu.C.C.A. Lounge and Underground .

Immagine allegata al comunicato stampa.

L’esposizione, prodotta da Artelite con l’organizzazione di Spirale d’idee, sarà principalmente composta da opere che utilizzano come palinsesto materiali poveri e darà una panoramica su due diversi campi di ricerca e sperimentazione dell’artista.

La mostra parte con i lavori del ciclo “Eldorado”, dedicato alla civiltà di Atlantide, interamente realizzati in oro per la mostra all’Archivio di Stato di Firenze nel 2012, che sarà possibile rivivere attraverso il filmato proposto nella sala video arte. Opere che anticipano quelle del ciclo “No Terra”, creato con scatole di cartone sulle quali sono incisi i classici segni primitivi e tribali, molto vicini all’espressionismo astratto. Si vanno ad aggiungere installazioni realizzate con cassette di legno ed altre con monoliti di legno ricoperti da sequenze di numeri binari.

“Il suo mondo artistico – spiega il curatore Maurizio Vanni – è variegato, imprevedibile e inatteso: le scatole di cartone e le cassette di legno diventano corpi aggettanti da trasformare, palinsesti non convenzionali da alterare, superfici nelle quali incidere i messaggi, scolpire le idee, graffiare gli stati d'animo e tramandare pensieri del qui e ora. In certi momenti si ha come la sensazione che Hector voglia lasciare una riflessione post-apocalittica legata alle archeologie di un futuro più o meno fantastico”. Nella civiltà contemporanea schiava del cattivo consumo, degli eccessi e della superficialità, è come se Hector&Hector sentisse la necessità spirituale di lasciare il nostro pianeta, di prendere le distanze dall'uomo distruttore, di annullare il coinvolgimento nella dimensione del reale, gridando il suo: “No Terra!”.

“Hector – prosegue Vanni – sceglie, recupera e prepara i propri palinsesti non convenzionali, mai occasionali, prima di invaderli con scritte, codici inediti, formule algebriche, segni legati alle culture tribali o tracce provenienti dalla cultura celtica: la sua è una ricerca mai improvvisata che proietta lo spettatore in un linguaggio visivo ai limiti della comprensione razionale, ripetuto quasi ossessivamente, che si trasforma in una danza sfrenata e ancestrale. Anche nella megalomania e nell’eccesso dell’uso dei segni, Hector lascia sempre delle vie di fuga, intese proprio come possibilità di respiro sensoriale e cerebrale attraverso una rete di forme che sembrano galleggiare nell’acqua attraverso un ritmo dettato da un lento moto centripeto”. Perché in fondo ciò che si augura Hector&Hector è che la nostra società si mantenga salda a quei sani valori e principi di vita che le permetteranno di non estinguersi e di continuare ad evolvere la propria cultura.

L’incontro con l’artista si terrà venerdì 6 novembre 2015 alle ore 17,30 e in quella occasione sarà presentato il catalogo della mostra (Mondolibro Editore, 240 pp.) che dopo la tappa lucchese sarà ospitata al Maon – Museo dell’Arte dell’Otto e del Novecento di Cosenza.

Biografia Hector&Hector

Hector&Hector nasce nella terra che fu Impero Romano d’Oriente, sotto l’influsso di Teodosio, intorno agli anni sessanta. Incoraggiato dalla sua irrequietezza si appassiona subito alla pittura, studia da autodidatta e aiuta il padre nell’arredare casa con soluzioni già allora rivoluzionarie per la cultura bizantina. Dal 1974 al 1976 studia teatro, arte sperimentale, fotografia. Dà vita a una prima mostra sulle donne berbere, si interessa di arte circense e prende qualche lezione da acrobata. Ancora ragazzo non esita a studiare tutta l’arte della Scuola di Parigi, influenzato dalle lontane discendenze francesi da parte materna.

Trasferitosi a Bologna prende parte a corsi di scultura, ma l’anno dopo si sposta a Firenze dove trova una scena culturale molto vivace che contribuisce a modificare le passioni artistiche verso elementi meno tradizionali portandolo, ad esempio, a concentrarsi sull’arte dadaista e sul lavoro di artisti come Tristan Tzara, Hans Arp, Max Ernst. Lavora come assistente alle realizzazione di scenografie teatrali, successivamente come attore entrando in contatto con il mondo del cinema, sua prima fonte iconografica nella carriera artistica. Nel frattempo non tralascia gli studi prima in matematica, greco e latino, poi filosofia e lettere che finiscono col traguardo della Laurea a Firenze nel 1986.

Negli anni successivi, travolto tra varie esposizioni delle sue opere, si trova a Parigi e decide di rimanere a viverci per qualche anno, entrando in contatto con i lavori dei grandi affichistes come Raymond Hains, Villeglé, Dufrêne, Arman, Mimmo Rotella, alternando viaggi tra Medio Oriente ed Europa. Più tardi abbandona gli studi sul Dadaismo e si concentra sulla Pop Art, seguendo l’eco internazionale di Andy Warhol, Roy Lichtenstein, Keith Haring, Jean Michel Basquiat, una ribellione sulle dinamiche delle società dei consumi. Da Parigi si trasferisce in Belgio per un breve periodo dove continua a guardare oltreoceano per cogliere altri stimoli sull’evoluzione della Neopop Art.

La prima occasione per un nuovo cambiamento si presenta con la grande mostra presso il New York Palace di Budapest nel 2007. Come artista comincia a pensare ad un manifesto, ad una dichiarazione pubblica per rendere l’arte libera dall’omologazione seriale: non si dovrebbero riconoscere gli autori dalle loro immagini, bensì dalla firma. Libertà assoluta di ricerca, di nuovi linguaggi, materie prime, forme geometriche o alfanumeriche, tutte azioni non legate al gesto meccanico della pittura su tela. Su questo teorema fonda a Toulon nel 2009 con altri tre artisti il “Gruppo 50”. Nel frattempo rientra a Firenze ma poi si stabilisce a Pisa per essere più vicino al mare. Oltre alla passione per l’arte ama navigare a vela; ecco come nasce l’esposizione fiorentina “East Indian Company”, dedicata ai grandi navigatori oceanici, presentata e curata dal Prof. Giovanni Faccenda.

Non ancora soddisfatto dalle correnti culturali attualmente esistenti propone, già dalla fine del 2009, una nuova filosofia artistica legata alla concezione di Eraclito basata sul “tutto scorre”. La “New Word Art”, un’avanguardia totalmente libera, una filosofia del fare più legata alla visione dionisiaca che a quella di Martin Heidegger. Un caput imperare verso l’immortalità per tenere lontano l’oblio del tempo, uno spazio fisico di metamorfosi e non soltanto una nuova concezione culturale dell’arte contemporanea.

Nell'ultimo ciclo si sta occupando di arte di recupero che offre quella libertà sugli spazi e i volumi di cui è alla continua ricerca, quindi scatole di cartone, cassette di legno, buste del pane, bancali di legno, ecc., su questi ultimi elementi di scarto industriale sta concentrando l’attenzione per sviluppare installazioni pubbliche, una forma di Land Art con un segno distintivo e personale.

Hector&Hector attualmente vive tra Italia, Ungheria, Francia e Inghilterra.

(Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art, comunicato stampa 28 ottobre 2015)


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