Contenuto Principale
Italian Chinese (Simplified) English French German Japanese Portuguese Romanian Russian Spanish

Livorno: il monumento ai 4 Mori si ripresenta alla città

Cerimonia di inaugurazione del complesso monumentale al termine del lavoro di restauro conservativo.

Immagine di Simone Lanari gentilmente concessa dall'ufficio stampa.

Livorno, 24 luglio 2014 - Si è concluso l’intervento di restauro conservativo del Monumento ai Quattro Mori, simbolo della città di Livorno.

Grazie al finanziamento messo a disposizione dalla Fondazione Livorno, il Monumento ai 4 mori dal maggio scorso è stato sottoposto ad un accurato e complesso lavoro di restyling- sia nella parte bronzea che in quella lapidea- che lo ha riportato alla sua originale bellezza.

Sabato 26 luglio alle ore 11, cerimonia di inaugurazione del Monumento ai 4 mori in piazza Micheli. Saranno presenti l’assessore alla cultura del Comune di Livorno Serafino Fasulo, il Presidente della Fondazione Livorno Luciano Barsotti, la Sovrintendente ai Beni Culturali ed Architettonici Paola Raffaella David.

Presente inoltre la ditta Giovanni e Lorenzo Morigi di Bologna che ha realizzato l’intervento.

(Comune di Livorno, comunicato stampa 24 luglio 2014)


Stato conservativo dell’opera

Ferdinando e le altre parti lapidee

Ad una prima osservazione la pietra appariva in buono stato di conserva- zione, compatta, ma molto porosa. Il monumento non era molto sporco se non per le parti in sottosquadro, dove si erano formate croste nere a causa dell’accumulo di smog proveniente dalla strada limitrofa, perché non sog- gette al dilavamento meteorico. Nelle parti sottostanti i bronzi, vi erano del- le colature verdi dovute alla soluzione di sali di rame dalle statue dei Mori. Ad un osservazione più ravvicinata la pietra appariva debole e porosa, probabilmente a causa di una sabbiatura avvenuta nei restauri precedenti. Inoltre erano state fatte molte stuccature e ricostruzioni con il marmo. Il vol- to di Ferdinando aveva l’occhio sinistro, il naso e la tempia sinistra ricostru- iti attraverso l’aggiunta di pietra scolpita applicata per mezzo di una resina. Ulteriori giunture, fermate in alcuni casi con grappe esterne, si trovavano in corrispondenza del manto e del bavero di Ferdinando. Alcuni di questi frammenti nel tempo si erano staccati ed erano andati perduti, ad esempio una parte del manto e del basamento, altri sono stati rinvenuti ai piedi del monumento, ad esempio alcune parti del bavero e del cartiglio.

Il tempo, le minime oscillazioni, la forza di gravità e la spinta dell’acqua ghiacciata hanno contributo al distacco del cartiglio, che era caduto anche per un’erronea collocazione della grappa di sostegno. La frattura mostrava un interno fatto di massa cementizia frammista a pezzetti di laterizio. Da questo abbiamo potuto dedurre che la parte era già stata sostituita in epoche precedenti, non facendo parte del blocco di marmo originario.

Era presente un’ulteriore frattura, risalente al 1799, all’altezza delle gambe. Nel corso del restauro del 1990 la statua di Ferdinando era stata sollevata in corrispondenza di questo taglio ed erano stati collocati alcuni perni all’interno per assicurarne la stabilità.

Nel punto in cui erano originariamente collocati i trofei principeschi trafugati dalle truppe francesi era visibile una grossa stuccatura, non ben conservata. Sul basamento vi erano delle lacune di frammenti, in particolar modo le parti in aggetto, e fori ben definiti causati da palle di cannone.

I riquadri in marmo rosso di Verona avevano subito un forte degrado, che aveva causato il distacco dei clasti rossi. Inoltre il riquadro a Ovest era stato colpito da una cannonata e presentava una stuccatura a forma circolare, mentre a Sud mancava completamente.

La pietra serena del basamento era molto sfaldata e si erano create per- dite dovute all’accumulo dell’acqua piovana, che ghiacciandosi aveva creato delle spaccature. Il manto erboso ai piedi dell’opera negli anni si era alzato nascondendo la parte finale della lapide collocata sullo scalino in pietra se- rena. Sulla lapide si legge: « QUESTO MONUMENTO ERETTO DAL GRANDUCA COSIMO II DEI MEDICI A FERDINANDO I SUO / PADRE FU PER VOLONTA DEL COMUNE RESTAURATO E QUI TRASFERITO NELL ANNO 1888 AGGIUNTE / LE TAVOLE DI MARMO ROSSO CHE MANCAVANO AI LUOGHI ASSEGNATI. LA STATUA DEL PRINCIPE È DI GIOVANNI BANDINI FIORENTINO DETTO GIOVANNI DELL’OPERA E FU REALIZZATA NEL 1617 PIETRO TACCA...(parte non leggibile)».

I Quattro Mori

Le statue dei Quattro Mori erano fortemente degradate a causa della posi- zione del monumento, posto a pochi metri dal mare e di fronte a una strada molto trafficata. Nelle giornate di libeccio i bronzi sono bagnati dall’aerosol marino e quotidianamente sono sottoposti all’azione degli anidridi dello zol- fo e dell’azoto prodotti dei veicoli che transitano loro davanti. Questi fattori, insieme al dilavamento pluviale, hanno contribuito al degrado dei protettivi applicati nel vecchio restauro e avevano alterato la parte sottostante della lega, trasformandola in solfati di rame caratterizzati da alti coefficienti di solubilità, che successivamente erano stati dilavati dalla pioggia. Il risultato di questo processo è l’allargamento delle aree in cui la superficie viene erosa, provocando delle parti di un colore verde azzurro. Gli arti inferiori dei mori esposte al dilavamento dell’acqua piovana erano striate di questi colori verde azzurro. Inoltre la perdita della patina e il continuo attacco di questi fattori ha portato ad un assottigliamento dello spessore del bronzo creando aree corrose.

Le zone in sottosquadro, coperte dalla pioggia, sono rimaste maggior- mente protette e in alcuni casi i protettivi dei restauri precedenti sono ri- masti integri. I due Mori che si affacciano al mare hanno dei crateri di cor- rosione attiva dovuti appunto alla maggior vicinanza all’azione marina. Il rischio di questi crateri è la corrosione continua dovuta ai cloruri che porta alla perforazione dell’opera. I cloruri si infiltrano nelle porosità del metallo e danno forma a degli ossicloruri di rame di color verde chiaro, nel profon- do dei crateri resta del cloruro rameoso, che in presenza di umidità relativa si formerà acido cloridrico che riattaccherà il bronzo con la formazione di nuovi ossicloruri, per questo vengono definite corrosioni attive o cancro del bronzo.

Erano presenti tracce di ruggine dovute a distanziatori di ferro che si tro- vavano nell’opera. Questi servivano per la fusione a cera dei bronzi, ma con il tempo si sono ossidati lasciando tracce di ruggine.

Sulla schiena dei mori troviamo dei tasselli in bronzo che però fanno parte dell’opera stessa, infatti servivano al Tacca per togliere l’anima di fu- sione, in seguito sono stati inseriti sempre dall’autore dei tasselli finemente levigati.

I mascheroni e le catene ben protette dal basamento e non mostravano grosse tracce di degrado, anche se erano presenti crateri di corrosione attiva dovuti sempre dalla vicinanza al mare.

Il Restauro

Ferdinando

Il progetto di restauro ha preso il via dopo una serie di prove per scegliere la metodologia di intervento più idonea.

Dopo di che è iniziata la prima fase di pulizia con spugnature di acqua deionizzata e la disinfestazione attraverso trattamenti biocidi mirati, con impacchi di cloruro di benzalconio, per eliminare alghe e licheni formati, soprattutto nella parte inferiore del basamento. Questi impacchi sono stati ripetuti fino all’eliminazione totale degli agenti infestanti.

Sono stati fatti dei preconsolidamenti sui riquadri di marmo rosso di Verona, che si stava sgretolando, mediante impregnazione con dispersione acquosa di nano particelle di silice fino a rifiuto. Attraverso il silicato di etile è stato, invece, consolidato la parte di basamento in pietra serena dove si appoggia il monumento che stava sfogliando.

A questo punto è iniziata la pulitura del monumento. Lo sporco non essendo molto coeso non necessitava di una pulizia attraverso impacchi o solventi, è stato perciò utilizzato un impianto di nebulizzazione di acqua deionizzata, che lasciato molte ore in attivo, spesso tutta la notte, è riuscito a sciogliere lo sporco anche quello più coeso come nei sottosquadra e nelle parti coperte dove l’acqua piovana non riesce a dilavare. Dove lo sporco era molto spesso e la nebulizzazione non è riuscita, sono stati effettuati impacchi mirati di carbonato d’ammonio in soluzione acquosa e arbocel, che sono riusciti in parte a sciogliere e assorbire i sali verdi di rame dovuti alle cola- ture dei bronzi. Nelle zone dove neanche l’impacchi sono riusciti a togliere lo sporco, solo in alcune croste nere, è stata usata una microsabbiatrice Ibix caricata garnet. Per l’eliminazione totale dei sali di rame sono stati applicati anche impacchi con una miscela di EDTA disodico e tetrasodico, che hanno dato buoni risultati.

Si è proceduto alla rimozione di vecchie stuccature che avevano perso aderenza, trattati i ferri che erano usati come perni si è passati alla realizza- zione di stuccature a tono in calce e sabbia sia su la statua in marmo bian- co di Carrara che nei riquadri in marmo rosso veronese. È stato deciso di lasciare l’impronta delle palle di cannone facendo parte della storicità del monumento. Nelle zone dove si erano formata fratture, si è proceduto con una stuccatura a tono sempre di calce e sabbia per accompagnare il solco della cannonata. In seguito sono state pulite le parti di marmo che si erano staccate come il bavero e il bastone del comando attraverso carbonato di ammonio in soluzione acquosa che successivamente sono state ricollocate. Per la parte del bavero dato le piccole dimensioni è stato sufficiente un incol- laggio attraverso una resina bicomponente (Sintloit), per quanto riguarda il cartiglio abbastanza consistenze si è dovuto procedere attraverso la foratura delle due parti e l’immissione di un tubo di acciaio incollato con una resina che le unisse. In seguito è stata stuccata la lacuna tra le due parti e la traccia del ferro posta sopra il cartiglio che precedentemente doveva tenere unite le due parti.

Per consolidare, ridare aderenza all’intero manufatto e fermare il proces- so di erosione è stato applicato l’idrossido di bario attraverso una soluzione di bario in acqua applicata su carta giapponese e infine coperto con uno strato di pellicola in modo da rallentare l’evaporazione.

I Quattro Mori

Le sculture sono state dapprima lavate con acqua corrente, utilizzando un getto a bassa pressione e procedendo dall’alto verso il basso. Ai lavaggi sono state alternate spazzolature con tensioattivo non ionico (Tween 20) al fine di allontanare dalla superficie le sostanze grasse presenti (idrocarburi incombusti, polvere di gomma, altro particolato derivante dal traffico). Il lavaggio con acqua deionizzata ha l’effetto di esercitare una leggera erosione della superficie per rimuovere i protettivi sollevati e solubilizzare gli ioni di cloro presenti sulla patina.

In seguito sono state tolte le vecchie patine di Incralac attraverso diluen- te nitro. Le statue state sottoposte a misurazione della presenza di cloruri prima dell’applicazione della protezione, sono state misurate le acque di lavaggio di alcune aree più esposte delle superfici, per verificare se fossero avvenuti depositi di aerosol marino di notevole entità. Appurato che il contenuto cloruri era trascurabile si è proceduto con una spennellatura di acetone per togliere tutti i residui di acqua e si è applicato il protettivo di Incralac. Dopo, sono stati stuccati con una resina i fori dovuti ai distanzia- tori precedentemente tolti. A questo punto è stata data a spruzzo la secon- da mano di protettivo Incralac con l’aggiunta di terre e pigmenti in modo da ridurre il forte contrasto tra le parti chiare e quelle scure della patina, senza obliterarle completamente, essendo tracce del tempo, per consentire una maggior lettura dell’opera.

Per quanto riguarda le maschere di bronzo da dove partono le catene che imprigionano i mori sono state trattate per fermarne la corrosione attiva. Quindi sono stati rimossi gli ossicloruri attraverso bisturi o stecchini e ri- puliti con diluente nitro. In seguito sono state trattate come i mori. Tutte le parti bronzee sono state protette con cera microcristallina a caldo.

Bibliografia

Baracchini C, Parmini G., Il Monumento dei Quattro Mori a Livorno. Il restauro come occasione di conoscenza, Livorno, Belforte, 1991
Brook A., Pietro Tacca a Livorno. Il monumento a Ferdinando 1 de’ Medici, Livorno, Debatte, 2008
Carpita V., Postille ai monumenti seicenteschi con prigionieri a Parigi e a Li- vorno in De Angelis F., Lo sguardo archeologico. I normalisti per Paul Zanker, Pisa, La Normale, 2007
Falletti F., Pietro Tacca Carrara, la Toscana, le grandi corti europee, Carrara, Centro Internazionale delle Arti Plastiche, 2007
Matteoni D., Livorno, la costruzione di un’immagine. I palazzi di città, Livorno, Cassa di Risparmi di Livorno, 1999
Polese F., I Quattro mori. Storia e leggende, Livorno, L’Informazione, 1999
Santini A., Livorno e i Quattro mori, Lucca, Pacini Fazzi, 1999

(Estratto dall'opuscolo "Il restauro del monumento ai quattro mori" su concessione via mail del Comune di Livorno)

Web Soft
Ricerca / Colonna destra

Info Comune di Livorno

CONDIVIDI L'ARTICOLO SU

SEGUICI SU