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Dalla prigione al vigneto: a Pianosa il nuovo progetto enosociale di Frescobaldi

Un nuovo grande progetto eno-sociale in famiglia Frescobaldi: si pensa al recupero di 50 ettari di vigneti sull’isola carcere di Pianosa per produrre vino insieme ai detenuti, la dove fino a pochi anni fa sorgeva il carcere di massima sicurezza.

Immagini allegate al comunicato stampa.

La storia sembra ripetersi e Frescobaldi, la storica famiglia di vino toscano, sembra intenzionato a piantare vigna anche a Pianosa, l’isola carcere in provincia di Livorno facente parte dell’Arcipelago Toscano. Questo nuovo progetto enologico, a valenza sociale, si sta sviluppando sull’esempio di quello già realizzato a Gorgona, l’altra isola carcere dove la famiglia Frescobaldi produce dal 2012, insieme ai detenuti, un pregiatissimo vino bianco da uve di Vermentino e Ansonica, dal nome omonimo "Gorgona".

Lamberto Frescobaldi, presidente della Marchesi de’ Frescobaldi annuncia: “A Pianosa l’obiettivo sarebbe quello di creare un qualcosa che stia in piedi da solo” anche per la natura dell’investimento richiesto “che sarebbe di lunga scadenza”. Le viti erano già presenti sull’isola un tempo, ma sono state spiantate da anni e adesso si tratterebbe di “piantare ex novo 50 ettari di vigneti, in due tranche. Questo vuol dire che per vedere i primi risultati e iniziare a produrre i vini ci vorranno almeno 5 anni dall’impianto delle viti”.

A differenza di Gorgona, la conformazione di Pianosa permetterebbe di dare vita non solo a vini bianchi ma anche a rossi, scommettendo su vitigni internazionali quali ad esempio il Cabernet. Il progetto sociale, che vede la collaborazione tra l'amministrazione penitenziaria e l'azienda Frescobaldi, avrebbe come obiettivo principale quello di formare e assumere i detenuti dell’isola carcere, oggi circa 30 a Pianosa, insegnando loro un mestiere che gli permetta di essere facilitati nella ricerca del lavoro una volta tornati in libertà, cercando di limitare così anche i rischi di recidiva.

Chissà che le prossime vendemmie non ci riservino anche un calice di “Pianosa” dopo il prelibato “Gorgona”?

(Movimento Turismo del Vino Regione Toscana, comunicato stampa)


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