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Giardino dei Tarocchi: un giudizio artistico

Il Giardino dei Tarocchi, grande opera ambientale ideata dall'artista franco-statunitense Niki de Saint Phalle, costituisce l'opera più imponente e la sintesi di tutto il percorso artistico della scultrice.

Il parco ospita grottesche statue a dimensioni monumentali che rappresentano i 22 Arcani Maggiori realizzate con intrecci di ferro rivestiti di cemento e successivamente ricoperti e impreziositi con mosaici a specchio, vetri di Murano e murrine, ceramiche di Boemia, pietre naturali.

Le sculture, che sono una metafora della vita dell'artista, sembrano enormi giocattoli. Molte sono sculture-abitazioni: trovo che la più impressionante sia l'Imperatrice a forma di sfinge che domina l'intero giardino. E' rappresentata in posizione ieratica con due grandi seni all'interno dei quali sono stati ricavati, in uno, la camera da letto, e nell'altro la cucina; il soggiorno si trova nello spazio centrale. La scultura rappresenta un luogo di riposo, una Grande Madre che accoglie e protegge.

Anche le altre sculture, fortemente evocative, e l'intero parco sono connotati da una intensa valenza simbolica, da una presenza femminile potente accentuata dall'uso della curva, da linee ondulate, morbide e rassicuranti, senza alcun angolo.

a fantasia e l'immaginazione della scultrice sono state sollecitate dal parco Guell di Gaudì per quel che riguarda il progetto di tutta l'opera ma anche per alcune soluzioni tecniche, nell'uso dei materiali, nelle ricche decorazioni, nella pluralità di elementi che si susseguono con rapida vivacità, nella forte carica simbolica.

Nella fantasmagorica opera si ritrovano i vari repertori linguistici dell'arte contemporanea: dalla solarità dei maestri del cromatismo come Mirò, Picasso, Matisse, Kandinskij, alle originali decorazioni delle opere di Klimt, alle geometralizzazioni di Klee e di Mondrian.

Il mondo di Niki de Saint Phalle però è lontano sia dalla tensione drammatica del mondo di Klee, sia dall'ordine assoluto di Mondrian. Il mondo che lei ci rappresenta appare al confronto meno determinato, più inquieto e sfrenato. Il tutto insomma è stato trattato con la massima indipendenza e maestria.

L'artista è riuscita a trasmettere un senso di sbalordimento e di meraviglia attraverso l'uso di simboli, figure retoriche, messaggi dei quali si è servita per rappresentare situazioni non fisiche, ma il percorso più recondito della sua anima.

L'effetto coreografico è riuscitissimo: le opere seguono l'andamento naturale della collina integrandosi con la macchia mediterranea; le notevoli dimensioni e i colori esplosivi ed esuberanti prendono il sopravvento e lo spettatore si sente parte di un mondo magico, elemento di una favola fantasmagorica; immerso per un giorno dentro un mondo, come lo definisce l'artista sessa, che fa gioire gli occhi e il cuore.

(ToscanaGo, 8 settembre 2013. Articolo di Giuseppina Lupo)

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