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2017: vendemmia minore? No, grazie!

vendemmia in ToscanaDecisi cali produttivi, netto anticipo nella raccolta, qualità a macchia di leopardo hanno caratterizzato un’annata che si sta rivelando più importante del previsto.

FOTO TOSCANAGO - RIPRODUZIONE RISERVATA

A metà agosto i viticoltori erano scuri in volto, un andamento stagionale a dir poco bizzarro aveva visto succedere di tutto e di più, dalle gelate tardive a pesanti grandinate e poi siccità e forte anticipo nella maturazione delle uve.

Per l’Italia la 2017 non sarà la vendemmia del secolo ma un sospiro di sollievo è il filo conduttore nei giudizi dei produttori che, da nord a sud, a svinature concluse o comunque a fermentazioni avanzate, finalmente si sbilanciano con un sorriso.

Toscana: cominciando dal Chianti Classico fiorentino: “Come previsto la vendemmia è risultata anticipata di circa 10 giorni e si è conclusa nel primo fine settimana di ottobre“ dice da Castello di Querceto Marco Fizialetti, responsabile vendite. “Sotto il profilo quantitativo abbiamo avuto un calo del 15%, tutto sommato contenuto rispetto a quanto ci dicono i produttori della zona, avvantaggiati come siamo dall’altitudine delle nostre vigne, tutte tra i 400 ed i 500 metri slm. E le uve sono sane e ci fanno ben sperare sotto il profilo qualitativo”.

Uno sguardo su Castellina e Panzano, dove ha i suoi due bacini produttivi, lo offre l’enologo di Gagliole Giulio Carmassi: “Quando a inizio settembre abbiamo riscontrato nelle nostre vigne uve con una maturazione zuccherina molto anticipata ma assolutamente non ancora idonee per i nostri standard qualitativi abbiamo deciso di rischiare. E aspettare. L’azzardo è stato ricompensato, la prima settimana di settembre sono arrivate le tanto attese piogge, abbondanti ma non violente, i terreni sono stati reidratati e si è riattivato il metabolismo delle piante, permettendo al Sangiovese di raggiungere la completa maturazione fenolica. Il 20 settembre è iniziata la vendemmia, che è terminata il 10 ottobre. Ad una prima analisi posso dire che la qualità è mediamente alta, con punte di eccellenza, tutto questo grazie anche all’enorme selezione fatta sia durante la raccolta sia in cantina sul tavolo di cernita. Calo produttivo stimabile in un 20%: tutto sommato quindi ci possiamo ritenere soddisfatti”.

E poi Gaiole in Chianti con Riecine ed il suo direttore ed enologo Alessandro Campatelli: “La 2017 è stata una delle vendemmie più impegnative che abbia mai affrontato. Le maturazioni delle uve si sono sincronizzate all’unisono e di conseguenza anche tutte le fasi di vinificazione e fermnatazione. Ma tutti gli sforzi hanno portato a dei vini che, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, hanno un grado alcolico molto equilibrato tra i 12,5 ed i 13.0 % e delle acidità interessanti che ne determineranno in affinamento una fantastica freschezza e capacità d’invecchiamento, come ci si aspetta da ottimi Sangiovese. I tannini sono delicatissimi e la persistenza è pressoché illimitata. Non abbiamo neanche osservato perdite di produzione sensibili perché a Riecine si è sempre giocato con rese bassissime, che quest’anno si sono confermate, circa 30 quintali/ettaro. Segnale inequivocabile che le piante ormai hanno trovato il loro naturale bilanciamento, capace di affrontare anche condizioni meteorologiche difficili”.

Anche nel territorio della Rufina vendemmia difficile, ne parla per quanto riguarda I Veroni Paola De Blasi responsabile della produzione: “Abbiamo avuto un calo produttivo del 30% ma siamo soddisfatti della qualità delle uve raccolte, abbiamo avuto la conferma che la vite quando è sotto stress tende a dare risultati inaspettati e trovare nei terreni le risorse necessarie per far arrivare le uve a perfetta maturazione. E i vini che ne stanno nascendo si mostrano corposi e con un’eccellente varietà aromatica.” Aggiunge poi Andrea Paoletti, che de I Veroni è consulente enologo: “Annata difficile ma i vini che stanno uscendo dalle fermentazioni sono molto buoni: grandi profumi con strutture importanti, tannini eleganti fin da adesso. Senza dubbio l'attenzione in vinificazione con estrazioni molto soft ha determinato vini molto equilibrati".

Per Bolgheri interviene Stefano Di Biasi, enologo consulente a Campo alle Comete: “E’ stata una stagione caratterizzata da eventi climatici estremi, con gelata tardiva, per fortuna poco sentita a Bolgheri, -70% di piogge rispetto alle medie, caldo record a inizio agosto. Questo ha selezionato le uve lasciando solo quelle migliori. Noi abbiamo in parte arginato le perdite grazie alla conduzione biologica e all’irrigazione. La quantità prodotta è comunque circa il 30% in meno rispetto alla media, ma la qualità eccellente, soprattutto per quelli che saranno i vini top.”

Montalcino, terra toscana per vini da lungo invecchiamento, ne scrive Fabrizio Lazzeri, direttore tecnico di Tenute Silvio Nardi: “Annata estrema che alle gelate tardive ha visto seguire un’interminabile stagione siccitosa che ci ha costretto a continui interventi in campo sia sulle viti per salvaguardare i grappoli che sui terreni alla ricerca della maggior conservazione idrica possibile. Ha affrontato meglio la situazione il Vigneto Manachiara, situato a sud/est di Montalcino, che ha potuto godere di qualche pioggia in più di quanto sia avvenuto attorno alla sede aziendale di Casale del Bosco, solitamente più fresca. Le operazioni di raccolta sono state particolarmente lunghe, sono iniziate ai primi di settembre e terminate la prima settimana di ottobre, solo così abbiamo potuto seguire in vigna la maturazione anche piuttosto difforme delle uve. Sul piano quantitativo è sicuramente una vendemmia pesante, con il 30% in meno di raccolto a causa in primo luogo di grappoli e acini piccoli; sul piano qualitativo siamo soddisfatti per la concentrazione, gli aromi, la buona tannicità, l’alcolicità consistente nonché la bella struttura della produzione 2017”.

Gelata e siccità non hanno risparmiato neppure Tenuta di Trinoro, in Val d’Orcia: la prima ha indotto Andrea Franchetti a far accendere dei grandi fuochi in vigna per allontanare dal terreno l’insidia del gelo. Quella notte micidiale di fine aprile era andata a interrompere una stagione assolutamente asciutta, dice Franchetti: “Ancora una volta, per la siccità come per il gelo, il rimedio viene di notte quando le foglie aprono i pori nel buio. Per sessanta giorni ci abbiamo sparso addosso una nebbia di minuscole goccioline d’acqua, pompata dai laghetti della tenuta”. Poi a inizio settembre le temperature si sono abbassate e qualche pioggia ha dato respiro alle vigne permettendo di arrivare al 20 settembre per iniziare la vendemmia vera e propria con il Merlot. Un anticipo rispetto al consueto di una settimana circa che ha interessato tutte le varietà presenti in Tenuta e che ha visto raccogliere gli ultimi grappoli di Petit Verdot oggi 24 ottobre.

(Thurner PR, comunicato stampa 24 ottobre 2017, n. 19)

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