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Rodolfo Siviero, lo 007 dell'arte

Appartenente ai servizi segreti italiani, è colui che in prima persona si è occupato sia di proteggere alcune opere d'arte italiane dalle razzie dei nazisti (ad esempio facendo nascondere l'Annunciazione di San Giovanni Valdarno del Beato Angelico un giorno prima che i tedeschi ne tentassero il furto) sia del recupero delle opere trafugate in Germania e in altre parti del mondo grazie anche a travestimenti e azioni talvolta spregiudicate.

Nella foto: Rodolfo Siviero con un quadro del pittore toscano Pontormo.

"Le opere d’arte non sono un trofeo destinato ad arricchire le case e i musei dei vincitori delle guerre ma un bene inalienabile dell'identità culturale di una nazione": sono queste le parole che racchiudono i valori in cui il James Bond italiano credeva e per i quali ha combattuto tutta la vita.

Rodolfo Siviero nasce a Guardistallo, un piccolo paesino in Val di Cecina (Pisa), il 24 dicembre 1911 da padre veneziano, sottufficiale dei Carabinieri, e da Caterina Bulgarini, senese. E' la vigilia di Natale, probabilmente un segno del destino. Fin da piccolo ama l'arte e sogna di diventare un critico, passione che insegue appena può iscrivendosi all'Università di Firenze.

Entrato nel 1936 a far parte dei servizi di intelligence militari italiani aderisce prima al fascismo poi, dopo il famoso proclama di Badoglio dell'8 settembre 1943, si schiera con gli antifascisti coordinando le attività di intelligence partigiane: in particolare tiene sotto controllo le attività del Kunstschutz, un corpo militare nazista che aveva ufficialmente il compito di preservare dai bombardamenti opere d'arte e beni culturali ma che in realtà, sotto questa copertura, requisisce e trasporta in Germania molti capolavori italiani. Siviero raccoglie informazioni attraverso una fitta rete di fidati collaboratori, tiene sotto controllo gli spostamenti dei nazisti e riesce spesso a recuperare le opere d'arte prima che queste abbiano varcato i confini nazionali.

Nominato prima (aprile 1946) capo dell'Ufficio Interministeriale per il Recupero delle Opere d'Arte e successivamente (ottobre 1946) Ministro Plenipotenziario dal Presidente del Consiglio dei ministri Alcide De Gasperi, gli viene affidata un'importante missione diplomatica presso il Governo Militare Alleato in Germania con l'obiettivo di ottenere la restituzione delle opere d'arte trafugate dal nostro paese, missione che porta aventi egregiamente riportando in Italia in pochi anni quasi tutti i capolavori italiani. A questo punto si mette sulle tracce di opere sparite, delle quali si era persa ogni traccia, come ad esempio le Fatiche di Ercole di Antonio del Pollaiolo trafugate dalla Galleria degli Uffizi e che Rodolfo Siviero riuscirà a recuperare a Los Angeles nel 1963.

Le avventure rocambolesche e i numerosi successi, a volte ottenuti anche attraverso azioni spregiudicate, crearono attorno a Rodolfo Siviero, uomo di grandissimo fascino e molto colto, l'immagine dello "007 dell'arte" (era tra l'altro lui stesso un collezionista) il cui nome rimarrà indissolubilmente legato a numerose opere d'arte e a rocambolesche operazioni di salvataggio come quella dell'Annunciazione di San Giovanni Valdarno del Beato Angelico (da non confondere con la più famosa Annunciazione del Beato Angelico conservata al Museo del Prado di Madrid) che Hermann Wilhelm Göring, braccio destro di Adolf Hitler insieme a Joseph Goebbels, aveva incaricato il Kunstschutz di rubare per la propria collezione personale: Siviero riuscì a saperlo in anticipo e salvò il capolavoro (databile ai primi anni trenta del Quattrocento ed oggi conservato nel Museo della basilica di Santa Maria delle Grazie a San Giovanni Valdarno) facendolo prelevare e nascondere in un luogo sicuro proprio il giorno prima che i nazisti arrivasserlo per trafugarlo.

Altre operazioni famose di Rodolfo Siviero furono il salvataggio dei quadri della villa di Giorgio De Chirico a Fiesole (grazie ad un travestimento da ufficiale di polizia riuscì a nasconderle in un deposito della Soprintendenza), il recupero in Alto Adige, prima che oltrepassassero il confine, di circa 200 opere trafugate dai nazisti dalla Galleria degli Uffizi e il doppio ritrovamento della Madonna con Bambino del Masaccio, recuperata una prima volta nel 1947 e una seconda nel 1973.

L'elenco dei capolavori recuperati da Rodolfo Siviero è sterminato: dall'Apollo di Pompei, ritrovato in casa di Adolf Hitler, e numerosissime altre opere dei musei napoletani come la Danae di Tiziano e l'Hermes di Lisippo alla Leda del Tintoretto, dai mosaici della basilica di Giunio Basso in Roma alla statua in bronzo dell’Efebo di Selinunte che era stata rubata il 30 ottobre 1962 su ordine del boss mafioso Francesco Messina Denaro e che, dopo vari movimenti internazionali (passò anche per New York) tornò in Italia e fu recuperata dalla polizia dopo un conflitto a fuoco grazie ad un'azione di Siviero che per far uscire allo scoperto i ladri si finse un ricettatore interessato all'acquisto; e ancora il Ritratto di Giovanni Carlo Doria a cavallo del Rubens, il Discobolo Lancellotti (copia romana dell'originale greco di Mirone che Hitler aveva acquistato direttamente dal principe Lancillotti per 5 milioni di lire ma che per legge non poteva essere portata fuori dall'Italia), la Madonna del Velo di Sebastiano del Piombo e moltissime altre.

Nel 1970 Rodolfo Siviero diventa presidente dell'Accademia delle Arti del Disegno, un'accademia di belle arti fondata il 13 gennaio 1563 da Cosimo I de' Medici con la sovrintendenza dell'architetto e pittore aretino Giorgio Vasari per promuovere la salvaguardia e la protezione delle opere d'arte in Italia.

Oggi a Firenze esiste il Museo Casa Rodolfo Siviero, una palazzina ottocentesca (situata sul Lungarno Serristori al numero 1, all'angolo con Piazza Poggi) appartenuta al critico d'arte Giorgio Castelfranco che per anni la mise a disposizione dei partigiani e dello stesso Siviero il quale la acquistò dopo la fine della guerra e, dopo la propria morte avvenuta il 26 ottobre 1983, la lasciò in eredità alla Regione Toscana insieme alla sua collezione personale comprendente opere di Pietro Annigoni, Giorgio De Chirico, Filippo Lippi e Giacomo Manzù.

(Andrea Gervasi, 25 giugno 2013)


L'intervista impossibile a Rodolfo Siviero, scritta da Susanna Daniele e interpretata da Chiara Faletto e Francesco Renzoni, registrata presso il Museo Casa Rodolfo Siviero in occasione della "notte bianca" del 30 aprile 2013:

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