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L'EnoArte di Elisabetta Rogai

La pittrice fiorentina dipinge usando come colore il vino secondo una "ricetta" segreta che le permette di fissarlo sulla tela..

Il nome di Elisabetta Rogai è legato indissolubilmente al mondo del vino fin dal 2006, anno in cui il suo dipinto Astrid venne scelto per realizzare l’etichetta del Chianti Classico, voluto come vino ufficiale del semestre italiano di Presidenza dell’Unione Europea.


Fotografie gentilmente concesse da Elisabetta Rogai.

Elisabetta è nata a Firenze e ha iniziato a dipingere all'età di nove anni: da allora l'arte è diventata la sua vita. La sua prima personale risale al 1970 e da allora è stato un continuo susseguirsi di mostre in Italia e, dal 2002, anche all'estero dove è sempre più richiesta. Oggi Elisabetta Rogai è infatti un'artista molto quotata che espone in tutto il mondo, rappresentando spesso l'Italia a livello ufficiale (nel 2007 viene ad esempio scelta come artista italiana per la celebrazione dei 40 anni del gemellaggio tra Firenze e Kyoto, in Giappone).

La cosa che ci ha maggiormente incuriosito è la tecnica della cosiddetta EnoArte, una sua personalissima invenzione che consiste nel dipingere usando come colore il vino. Dopo anni di studio e molti tentativi, attraverso l'aiuto del professor Roberto Bianchini (docente di chimica organica dell'Università degli Studi di Firenze) Elisabetta è riuscita a capire come "fissare" il vino sulla tela, un procedimento particolare che dona al quadro una vita vera e propria: sulla tela infatti il vino invecchia ed i colori seguono l'andamento del tempo passando da quelli tipici dei vini giovani (colori vivi come viola eporpora) a quelli che caratterizzano i vini "invecchiati" (ambra, rosso mattone, arancio, dalle tonalità più spente). Ciò che rende queste opere d'arte davvero particolari è il fatto che dopo un primo tratteggio della bozza del disegno fatta con il carboncino l'artista nella loro realizzazione usa solo ed esclusivamente vino rosso (e bianco per le sfumature) senza aggiungervi altri componenti. Un fissaggio naturale impedisce poi al vino di invecchiare oltre un certo limite, stabilito da Elisabetta: in questo modo i colori restano sempre relativamente luminosi, senza sbiadire troppo.

Un salto nella letteratura viene spontaneo: Elisabetta Rogai rimanda la memoria a Basil Hallward, il pittore che nel romanzo Il ritratto di Dorian Gray dello scrittore irlandese Oscar Wilde riesce a dipingere un ritratto che invecchierà al posto di Dorian.

Le EnoOpere di Elisabetta Rogai sono curatissime nei minimi dettagli: per ciascun soggetto viene eseguito uno studio sul vino particolare da usare e persino le cornici sono ad hoc, realizzate con il legno di botti esauste.

Abbiamo rivolto ad Elisabetta alcune domande per capire meglio l'EnoArte.

Elisabetta, innanzitutto perchè: come è nata l'idea di realizzare opere d'arte partendo da una materia prima preziosa e complessa come il vino?

Tutto è nato due anni fa, a tavola con alcuni amici. All'improvviso mi è caduto un bicchiere di vino, e sono rimasta colpita da come il vino impregnava la tovaglia creando forme irregolari e casuali. Mi sono chiesta se fosse possibile "guidare" quei rivoli di vino e dar loro una forma definita, artistica. Così ho cominciato a sperimentare, dopo aver presto capito che usare il vino in purezza sarebbe stato inutile (svanisce ed evapora dopo pochi giorni). C'è voluto un po', ma alla fine ho trovato un procedimento rigorosamente naturale che consente di ridurre il vino in un concentrato più denso, che resiste piuttosto bene sulla tela senza perdere nulla delle proprietà organolettiche. Da lì ho scoperto che, a causa dell'ossidazione, il vino cambia colore col passare del tempo.

Quali sono i criteri in base ai quali scegli un particolare tipo di vino da usare nella realizzazione di una delle tue opere?

Quando è partito il progetto EnoArte (che ora è un marchio registrato, a tutela dalle frequenti imitazioni) non ero molto esperta di vino,lo confesso. Ma per me è stata l'occasione di imparare e scoprire, con l'aiuto di alcuni amici sommelier, che ogni vino dà un effetto e un colore diverso sulla tela. Ovviamente il 95% del vino che uso è rosso, possibilmente giovane (per far sì che invecchi sulla tela) e con una buona struttura e un discreto tannino: in fondo, a dare il colore sono gli antociani. Diversi produttori mi chiedono di usare il loro vino per dipingere, per poi acquistarlo e tenerlo in cantina o in salotto. Lo considerano uno status-symbol, non posso dar loro torto.

Hai realizzato la tua prima EnoOpera nel 2011. Come si è evoluta nell'arco di questi due anni?

La mia prima opera, "Ebbrezza" risale al 2011 ed è stata acquistata dalla produttrice di vino Antonella D'Isanto (I Balzini). All'inizio aveva i colori caratteristici del vino giovane, ma già dopo qualche settimana ha iniziato a prendere i toni del vino più maturo. Adesso si è stabilizzato sui toni "invecchiati", e la stessa cosa succede per tutti i miei dipinti. In quanto alla tecnica in sé, nel corso degli ultimi due anni ho perfezionato il sistema di colature e l'uso del chiaroscuro. Non è sempre facile, anche perché il vino è una materia viva e rispetto a un normale dipinto servono più passate. Dopo la prima mano bisogna aspettare che il quadro asciughi, per dare la seconda, la terza e così via.

(Andrea Gervasi, 11 febbraio 2013)

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Elisabetta Rogai durante una performance di EnoArte a Palazzo Pitti:

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