Contenuto Principale

Agrismart: sei progetti toscani per Expo 2015

Provengono dalla ricerca dell’Università di Firenze cinque idee innovative e un esempio di buona pratica per rappresentare la Toscana all’Expo 2015. I progetti sono stati selezionati attraverso un concorso di idee bandito dalla Regione che ha raccolto le venti migliori proposte da portare all’esposizione universale di Milano, in programma da maggio a ottobre. La ricerca UniFi è al primo posto sia fra le migliori dieci idee innovative, frutto di ricerche pubbliche o private in attesa di essere applicate, che fra le migliori dieci buone pratiche, esperienze già operanti nel territorio regionale.

I progetti - presentati da aziende, singoli imprenditori, centri di ricerca e università, scuole e associazioni, cooperative e consorzi – si ispiravano al tema dell’Expo “Nutrire il pianeta, energia per la vita”. A stilare le graduatorie, una commissione composta da membri della Regione, delle Università di Firenze, Pisa e Siena, della Scuola Superiore Sant’Anna, della Scuola Normale Superiore di Pisa, del CNR, dell’Istituto Regionale Programmazione Economica della Toscana (IRPET) e di Unioncamere Toscana. Fra i criteri utilizzati per la selezione anche la rilevanza della proposta e la chiarezza della formulazione. Per le idee innovative sono stati valutati inoltre il livello di innovazione e l’età del soggetto proponente; per le buone pratiche, il grado di applicazione e di riproducibilità. Ai progetti vincitori viene assegnato un premio di 5.000 euro. La proposta Unifi al vertice delle dieci idee innovative è Agrismart, piattaforma tecnologica per l’applicazione integrata su scala regionale delle tecnologie per un’agricoltura produttiva, sostenibile e di qualità. Il progetto, presentato da Riccardo Lisci (Dipartimento di Gestione dei Sistemi Agrari, Alimentari e Forestali – GESAAF) mira a coinvolgere imprenditori, ricercatori ed enti locali su temi come la meccanizzazione, la difesa fitosanitaria, l’uso dell’acqua e del suolo, le tecniche agronomiche innovative, la salvaguardia della biodiversità.

La proposta dello spin off universitario FoodMicroTeam si rivolge alle aziende produttrici di alimenti fermentati (come pane, vino e formaggio), che in parte si affidano a fermentazioni spontanee, di difficile gestione, e in parte utilizzano preparati commerciali di colture microbiche selezionate, col rischio tuttavia di perdere la tipicità del prodotto. L’idea di Manuel Venturi è quella di una sorta di “banca microbiologica” che offra alle aziende la possibilità di isolare dal processo di fermentazione i propri microrganismi e di “depositarli”: la FoodMicroBank provvederà a conservarli e le aziende potranno così disporre di propri preparati, selezionati per soddisfare specifiche necessità produttive e capaci di garantire gli stessi vantaggi di un preparato commerciale.

Dalla ricerca sviluppata nel Dipartimento di Chimica “Ugo Schiff” derivano le idee di Caterina Viglianisi e Marco Frediani. La prima riguarda la possibilità di utilizzare nuovi additivi stabilizzanti per gli imballaggi alimentari a base di poliolefine, i più comuni materiali plastici, usati ad esempio per il confezionamento di frutta e verdura. Gli attuali additivi, infatti, per la loro natura molecolare tendono a migrare nell’alimento con cui sono a contatto, contaminandolo. I nuovi additivi macromolecolari, invece, si disperdono omogeneamente nel materiale plastico e non vengono “rigettati” dall’imballaggio come corpi estranei, annullando così il fenomeno della migrazione e garantendo la stabilità dell’imballaggio.

Il progetto di Frediani punta sulla pirolisi (processo di decomposizione termochimica di materiali organici, ottenuto mediante l’applicazione di calore e in completa assenza di aria) a microonde. Questo procedimento permette di trasformare i residui agroalimentari (o i relativi imballaggi) e forestali in prodotti da riutilizzare sotto forma di bio-char (solido), bio-oil (liquido) e gas combustibile. Si evitano così il ricorso alla discarica, la combustione e la produzione di gas inquinanti.

La proposta di Sara Minieri (Dipartimento di Scienze delle Produzioni Agroalimentari e dell’Ambiente - DISPAA), invece, riguarda il processo di produzione del pecorino toscano: per proteggerlo dai microbi e dai funghi, si prevede di utilizzare per la copertura del formaggio, al posto delle attuali colle viniliche e antibiotici, una soluzione contenente estratti tannici da legno di castagno. Il nuovo procedimento, oltre ad esaltare le caratteristiche salutari del prodotto, rientra nelle produzioni sostenibili.

La prima delle buone pratiche premiate dalla Regione è Funghi espresso, start up formata da un team di giovani laureati, che si pone l’obiettivo di produrre funghi freschi in modo sostenibile e naturale, utilizzando i fondi di caffè provenienti da bar e ristoranti del territorio come substrato per la coltivazione. Il substrato, una volta esaurita la sua potenzialità produttiva, viene riutilizzato come fertilizzante organico per l’agricoltura.

Oltre alle venti proposte premiate, altre idee innovative e buone pratiche sono state ritenute meritevoli di pubblicazione nel catalogo che sarà presentato dalla Regione a Expo 2015. Fra queste, altre due buone pratiche targate Unifi: una, realizzata dallo spin off Laboratori archeologici San Gallo, promuove il consumo locale dei prodotti agroalimentari di qualità, valorizzando il rapporto fra la filiera corta e la storia del territorio che ha generato quei cibi, con un occhio al potenziamento del turismo rurale della Toscana.

L’altra, frutto dello spin off NunaCode, consiste in una sorta di “navigatore nutrizionale”, una App che accompagna il consumatore all’acquisto dei prodotti alimentari, per una corretta alimentazione secondo i principi della dieta mediterranea. Il consumatore può selezionare i prodotti alimentari fotografando il codice a barre e cliccando la voce all’interno di una lista già definita dal navigatore nutrizionale, o scrivendo il nome del prodotto nel campo “cerca”. Per ciascuna selezione Nuna darà una risposta grazie a un apposito semaforo: se il colore è verde l’alimento risponde alle necessità nutrizionali del consumatore, giallo significa permesso con riserva, mentre rosso non è consigliato.

(Università degli Studi di Firenze, comunicato stampa 28 ottobre 2014)

FOTOGRAFIE TOSCANAGO © RIPRODUZIONE RISERVATA

Web Soft