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Piano Paesaggistico: il paesaggio toscano è bene comune

Il presidente della commissione Ambiente illustra l'atto in Aula e anticipa il dibattito sull'adozione di uno dei "pilastri su cui si va ridefinendo il governo del territorio della Toscana".

Un piano che intende sottolineare il “valore” del paesaggio toscano come “bene comune di tutti i suoi abitanti”, che “incorpora la memoria del lavoro delle generazioni passate e costituisce un patrimonio per quelle future”. Un “bene comune” la cui riproduzione “richiede non solo tutela, ma anche cura e manutenzione continua” e che rappresenta un “valore aggiunto straordinario in termini di riconoscibilità e attrattività”. Così il presidente della commissione regionale Ambiente e territorio Gianfranco Venturi (Pd) ha definito l’integrazione del Pit (Piano di indirizzo territoriale) con valenza di Piano paesaggistico in discussione oggi in Consiglio regionale.

Il provvedimento, che insieme alla riforma della legge 1/2005 costituisce uno dei “pilastri attorno ai quali si va ridefinendo il governo del territorio della Toscana”, è “tra i più significativi di questa legislatura”, aggiunge Venturi, e il suo “approccio culturale oltre che normativo” è, a detta del presidente, una “sfida non solo per la tutela dell’ambiente ma anche per i processi di sviluppo”. Un’opportunità per “alzare l’asticella qualitativa dei processi insediativi delle attività produttive, in particolare per quei settori che hanno oggettivamente un impatto paesaggistico come la siderurgia, la chimica, il manifatturiero, i sistemi portuali, e che sono legati con attività come quelle estrattive che hanno dirette implicazioni ambientali”.

Il bene comune richiamato dal presidente della sesta commissione richiede anche la “costruzione di una relazione più avanzata tra paesaggio e sviluppo”, per superare la settorialità di politiche economiche e politiche di promozione di un “valore aggiunto innegabile” come è il territorio toscano.

Il “buon lavoro” portato avanti, secondo Venturi, registra il “contributo di chi a volte ha saputo rinunciare a qualcosa” in nome di un “comune percorso” che ha portato la commissione ad esprimere un voto positivo unanime. “Può darsi – ha continuato – che non tutto sia stato approfondito in egual misura e che all’interno della vasta mole di atti che costituiscono il Piano permangano elementi da chiarire e precisare”. Anche per questo è necessario che da qui alla sua definitiva approvazione “tutti i soggetti coinvolti prestino la giusta attenzione per cogliere, attraverso osservazioni, eventuali criticità che permangono. Il tutto per rispondere positivamente alle aspettative di benessere anche economico delle comunità locali, senza compromettere il patrimonio territoriale e paesaggistico della Toscana”.

Da Venturi anche l’osservazione che proprio la fase di approfondimento fin qui condotta ha evidenziato la “necessità di una razionalizzazione e semplificazione dell’apparato procedimentale e amministrativo”. Per il presidente si tratta cioè di “consentire al Piano di individuare parti delle aree vincolate per decreto di minore interesse paesaggistico” (quali fasce urbane adiacenti alle autostrade, zone industriali, periferie urbane) dove, in presenza di piano paesaggistico approvato, la “realizzazione degli interventi di lieve entità possa avvenire previo accertamento, in fase edilizia, della conformità degli interventi alle previsioni del Piano, senza necessità di rilascio di autorizzazione paesaggistica. Stesso dicasi per la “individuazione cartografica, con la collaborazione dei Comuni, delle parti delle aree Galasso” (ossia riferite alla legge 431/1985, prima normativa organica per la tutela dei beni naturalistici ed ambientali in Italia). E infine “razionalizzare drasticamente la fase di adeguamento della pianificazione comunale al Piano paesaggistico approvato, non essendo in concreto gestibile da parte delle Soprintendenze una verifica sistematica dei contenuti di centinaia e centinaia di piani comunali e relative varianti”.

L'esigenza di sviluppare una “convinta azione di razionalizzazione e semplificazione di norme e procedure”, in linea con ciò che l’attuale Governo sta portando avanti, vale anche per la riforma della legge 1/2005 in discussione in Consiglio e per le altre norme di competenza regionale che hanno a che fare con le procedure urbanistiche ed edilizie. E su questo punto Venturi è convinto che l’Aula debba “impegnare Giunta regionale e commissione Ambiente ad assumere ogni utile iniziativa per il perseguimento di questi risultati”. “L’adozione dell’integrazione al Pit – ha concluso Venturi – potrà così diventareuna sfida impegnativa che non a caso vede la Toscana in prima fila sul piano nazionale affinché la cultura del paesaggio, la sua tutela e valorizzazione possano essere effettivamente colte e sviluppate in tutta la loro potenzialità nella nostra regione ma anche come contributo per un deciso passo avanti sul piano nazionale”.

(Consiglio Regionale ToscanaConsiglio Regionale Toscana, comunicato stampa 1° luglio 2014, n. 650)


Il Piano in sintesi

Perché l’integrazione al Pit - La Toscana ha scelto di sviluppare il proprio piano paesaggistico non come piano separato ma come integrazione al già vigente piano di indirizzo territoriale, avviando nel 2007 un procedimento dedicato. L’integrazione paesaggistica adottata nel 2009, senza la preventiva intesa con il Ministero competente, non è stata approvata. Da qui la scelta, compiuta nel 2011, di avviare la redazione del nuovo Piano, sempre nella forma di integrazione paesaggistica al Pit vigente, e confermare la volontà di mantenere uniti i dispositivi di pianificazione del territorio e pianificazione del paesaggio.

L’architettura del Piano - È organizzato su due livelli, regionale e d’ambito. Il livello regionale è a sua volta articolato in una parte che riguarda l’intero territorio regionale, trattato in particolare attraverso il dispositivo delle invarianti strutturali, e una parte che riguarda i beni paesaggistici formalmente riconosciuti in quanto tali. La scelta di un Piano paesaggistico come integrazione al Pit ha comportato una rivisitazione della sua parte statutaria. Le quattro invarianti strutturali (dispositivo già presente nel Pit e che devono intendersi non come modelli da vincolare ma come regole che informano ordinariamente la trasformazione del territorio), sono state riformulate per descrivere le basi strutturali del paesaggio e del patrimonio territoriale. Le invarianti strutturali sono: i caratteri idro-geomorfologici dei sistemi morfogenetici e dei bacini idrografici(la struttura fisica fondativa dei caratteri identitari alla base dell’evoluzione storica dei paesaggi della Toscana); i caratteri ecosistemici del paesaggio(lastruttura biotica che supporta le componenti vegetali e animali dei paesaggi toscani); il carattere policentrico e reticolare dei sistemi insediativi, infrastrutturali e urbani (lastruttura dominante il paesaggio toscano risultante dalla sua sedimentazione storica dal periodo etrusco fino alla modernità); i caratteri identitari dei paesaggi rurali toscani. Il trattamento delle invarianti nei diversi elaborati di Piano è stato finalizzato a codificare le regole genetiche riconoscibili nella costruzione dei diversi paesaggi e una serie di regole da seguire nella sua trasformazione al fine di mantenerne la struttura. Il lavoro conoscitivo e interpretativo esteso all’intero territorio regionale, ha costituito un riferimento essenziale anche per la cosiddetta vestizione dei vincoli, ovvero la parte del Piano che tratta i beni paesaggistici formalmente riconosciuti come tali.

Il rapporto tra attività estrattive e tutela del paesaggio - La revisione della disciplina, con particolare riferimento al contesto delle Alpi Apuane, viene a seguito della messa a punto operata dalla Giunta e successivamente accolta, con alcune integrazioni, dalla commissione Ambiente. Secondo quanto stabilito, il divieto generalizzato al rilascio di nuove autorizzazioni nelle aree di cava nel territorio del Parco è sostituito da una lettura di maggior dettaglio di ciascun bacino estrattivo e da norme specifiche. Al tempo stesso è introdotto per tutti i bacini estrattivi delle Apuane, interne ed esterne al Parco, l'obbligo di piani attuativi che facciano propri gli obiettivi di qualità paesaggistica definiti dal Piano, individuando quantità sostenibili, promuovendo le lavorazioni del materiale scavato in filiera corta e tutelando i beni e valori paesaggistici presenti. Conseguentemente le attività estrattive sono subordinate ad un piano attuativo a scala di bacino, che individua le quantità sostenibili dal punto di vista paesaggistico, coerentemente con gli obiettivi di qualità definiti per ciascun bacino, garantendo al tempo stesso lavorazione di qualità in filiera corta del materiale lapideo ornamentale estratto, con riferimento all’obiettivo di raggiungere al 2020 almeno il 50 per cento delle lavorazioni in filiera corta.

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