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Magma: Museo delle Arti in Ghisa

Un'impresa collettiva, risultato del contributo di tutta la gente di Follonica, e una grande opportunità per lo sviluppo della città..

Fotografie a cura del Magma.

Il Magma è la prima opera del grande progetto di riqualificazione dell’antica città fabbrica di Follonica a venire alla luce.

All’interno dell’edificio del Forno San Ferdinando, nel cuore dell’area dell’ex Ilva, il luogo in cui la nostra città è nata e forgiata, si apre un viaggio coinvolgente ed emozionante nella memoria viva e pulsante della città, in un abbraccio tra memoria e progetto, tra memoria e futuro, due dimensioni dell’esistenza che necessitano di potersi specchiare l’una nell’altro.

Il Magma è così il luogo del racconto della nascita della comunità e della città fabbrica, l'insieme delle relazioni umane e territoriali, i valori e i talenti delle persone, che con la fatica, la dedizione, il senso di appartenenza, la creatività, il lavoro l'hanno edificata. Una narrazione collettiva che è molto più di un museo, nel senso tradizionale, didascalico e di fruizione passiva: sarà una storia dai tanti volti in cui riconoscersi e specchiarsi, e in cui l'interazione non è solo un fatto tecnologico (attraverso i tanti sistemi multimediali presenti nel museo), ma anche antropologico.

Il lavoro di allestimento di questi mesi è stata certamente un’impresa collettiva: enti, professionisti, associazioni, semplici persone, ex operai degli stabilimenti Ilva, ciascuno ha messo un pezzo di vita, un frammento della propria storia facendola diventare una storia comune, condivisa.

La nascita di un museo è un momento importante per una città: un modo per ripercorrere storie, vicende, racconti, emozioni, suggestioni di chi questa città ha contribuito a farla nascere e farla crescere. È un modo per ritrovare la memoria delle persone che l’hanno vissuta per proiettarsi nel futuro, immaginando nuove prospettive. E sarà proprio grazie alla sensibilità di tutti che il Magma potrà diventare un grande museo, profondamente radicato nella sua terra e nella sua gente, e allo stesso tempo capace di misurarsi con un respiro e una dimensione europea, diventando una grande opportunità di crescita e di sviluppo, anche economico e turistico.

Andrea Benini, Assessore alla Cultura
Eleonora Baldi, Sindaco Città di Follonica


Dall'Ilva nasce il Magma, il nuovo Museo delle Arti in Ghisa nella Maremma

C’è un’Ilva che risorge dalle ceneri del passato e si reinventa in un museo futuribile: il MAGMA. Si tratta delle prime fonderie Ilva, nate a inizio ‘800 a Follonica, sulla costa della Maremma.

Il 29 giugno 2013 Follonica riabbraccia così il suo antico forno fusorio, abbandonato dal 1960, ora completamente ristrutturato e allestito con un moderno museo interattivo.

Il Museo delle Arti in Ghisa nella Maremma è una scatola magica, dove muri secolari convivono con le ultime tecnologie multimediali. Un viaggio virtuale nel tempo e nello spazio alla scoperta della culla della siderurgia italiana, in uno straordinario monumento di archeologia industriale.

Realizzato con fondi europei, grazie a un Piano di sviluppo urbano sostenibile (PIUSS) della Regione Toscana, il Magma rappresenta il primo tassello del recupero del comprensorio Ilva, promosso dalla Città di Follonica.

Il progetto parte nel 2007 con un concorso di idee, vinto dagli architetti Barbara Catalani, Marco Del Francia e Fabio Ristori. L’allestimento viene quindi curato con la consulenza scientifica di Tiziano Arrigoni, Claudio Casini e Marica Pizzetti. La realizzazione comincia nel 2011 ad opera di Asteria Multimedia di Trento, insieme ad Arazzi di Grosseto e IMEL di Follonica.

Il nuovo MAGMA riassume in sé tutta la storia di Follonica, la città fabbrica: da fonderia in mezzo alle paludi maremmane a polo culturale di una comunità cresciuta intorno al suo glorioso stabilimento Ilva. Il Forno San Ferdinando, l’edificio più antico della città, porta in dote la sua storia, le tante storie di uomini che in esso hanno lavorato e i suoi reperti artistici unici, che nell’800 resero celebre la produzione in ghisa follonichese.

L’innovativo allestimento si snoda sui 3 piani del Forno: un racconto multimediale che cattura in una trama di sensazioni ed emozioni. Proiezioni e suoni danno vita a sculture, diorami, scenografie,videointerviste, multimedia e giochi interattivi, per conoscere e divertirsi a ogni età. Il Museo è completato da un centro di documentazione, nonché da moderni laboratori didattici, generosa donazione del Rotary Club di Follonica.


Il progetto: alla ricerca di un museo partecipato che lasci un segno forte e indelebile

Non era facile la missione affidataci per l’ideazione del nuovo Museo del Ferro e della Ghisa di Follonica. Per noi progettisti si trattava, infatti, non solo di realizzare un centro espositivo tradizionale, ovvero un ambiente che conservasse e valorizzasse il patrimonio archeologico industriale: i pregiati pezzi in legno e ghisa prodotti dagli esperti maestri intagliatori e dagli abili fonditori follonichesi. Si trattava invece di creare una molla che consentisse alla comunità di Follonica di riappropriarsi della propria identità locale e territoriale, e su questa far ruotare una nuova economia.

Seguendo questa traccia, è cominciato il viaggio di allestimento del Forno San Ferdinando, che ha portato infine alla nascita del MAGMA (Museo delle Arti in Ghisa nella MAremma). Il Forno San Ferdinando è il cuore di Follonica. Si tratta di una struttura molto complessa dal punto di vista architettonico e di straordinario valore archeologico.

Liberato dalle scorie, dai detriti, dalle superfetazioni accumulatesi nei secoli e restituito a splendore dal restauro, lo spazio centrale colpisce per la maestosità della sua altezza e per la cura di alcuni dettagli, che si colgono ammirandolo a tutto tondo. La prima sfida è stata cercare di mantenere intatto il senso del restauro con il significato primigenio dello spazio, che naturalmente era di tutt’altra natura, essendo questo un altoforno per la fusione della ghisa. In origine, tale spazio non aveva tutta questa luce e nemmeno questa delicatezza materica: era luogo chiuso e interamente invaso dalla struttura del forno, che copriva completamente la vista degli ambienti limitrofi.

Nel tentativo di evocare questa diversità, abbiamo pensato a un’installazione artistica che rappresentasse il forno, nella sua posizione e nella forma del suo interno. Un artificio che, secondo una scansione temporale, annullasse la luce naturale del lucernario, riportando a quell’oscurità originaria.

In questa installazione abbiamo tentato di conciliare il racconto con l’arte, creando una struttura di pura invenzione dall’unicità irriproducibile: un’esperienza originale che stimola l’immaginazione e l’emozione. Con questa idea di partenza abbiamo pensato di intessere un discorso tra il passato e il futuro, tra un museo che vuole raccontare una storia e una nuova comunità che ritroverà qui le proprie radici.

Il museo oggi deve diventare un laboratorio, un luogo dove dialogare con il passato attraverso un linguaggio contemporaneo, fatto di confronto e partecipazione attiva. Gli allestimenti devono riuscire a suscitare interesse di approfondimento e di coinvolgimento: narrando storie si stimola il visitatore a ritornare e a ritrovarsi.

Con questi principi abbiamo pensato di sviluppare un racconto che fosse aperto e discontinuo, come lo sono i linguaggi e la cultura della nostra epoca. Così accanto alla tradizionale esposizione dei reperti, abbiamo sempre affiancato il supporto audiovisivo di approfondimento e in alcuni casi di semplice suggestione. Quando la scelta si è indirizzata verso quest’ultima opzione, è stato perché occorreva sottolineare un momento, una funzione specifica della “macchina edificio”, altrimenti impossibile da raccontare.

Da una parte c’era la collezione, opere di notevole pregio artistico destinate a un raffinato arredo urbano e domestico, dall’altro un territorio da esplorare con le sue risorse, i suoi contrasti, i suoi uomini. Un lavoro complesso perché orientato verso tipologie di racconto molto diverse: si doveva passare dall’esposizione di pezzi artistici, agli approfondimenti scientifici legati alle risorse e alle tecnologie, quindi allo sviluppo antropologico e urbanistico di una città, che nasce nel mezzo di una vasta palude. Tutto questo all’interno di un edificio che doveva lasciar scoperta pure la sua pelle, perché anch’esso parte della storia.

Abbiamo quindi pensato di sviluppare un progetto che avesse sempre presente un principio: che l’attenzione si sposti dall’oggetto al racconto che c’è attorno ad esso. Le mani che lavorano sul banco originale ci riportano alla vera dimensione del fare: danno vita al gesto che forma l’oggetto, che racconta la sua storia al di fuori di una bacheca espositiva. Ci introducono così, palesemente, a una maestria fatta di strumenti finissimi e di dettagli che mai avremmo pensato per questo lavoro.

In questa scelta narrativa diventa fondamentale l’uso di una rete multimediale di approfondimento: uno spazio virtuale per lasciare libero quello fisico, che diventa così più contemplativo ed evocativo. L’utilizzo della rete permette di presentare ed esplorare il materiale in molte differenti modalità, consentendo in particolare la preziosa funzione di trasformazione e aggiornamento degli argomenti stessi.

Il concetto di museo oggi è fortemente cambiato: esce dagli schemi puramente espositivi e contemplativi per porsi come luogo di formazione continua, rivolto a un pubblico molto eterogeneo e anche molto più esigente. L’apprendimento stesso deve prevedere una forte componente partecipativa, che riesca ad attrarre interesse e attenzione. Il supporto video diventa fondamentale strumento evocativo, che completi il messaggio lasciato incompiuto dal testo scritto.

Tutto questo non ha senso tuttavia, se non si parte dalla presa di coscienza della propria identità. Forti di questo valore, bisogna focalizzare l’attenzione sulla memoria della comunità locale, per assicurare un collegamento con l’identità e le connessioni sociali passate e presenti. Per avviare questo processo. è necessario attivare la comunità, sia nella fase preparatoria che in quella successiva di realizzazione e di attivazione, facendo del Museo una forma partecipativa aperta, disponibile alla collaborazione, capace di valorizzare alcuni aspetti pregnanti e di dargli voce.

Non solo racconti e testimonianze, ma anche collaborazione e professionalità possono venire richieste quale aiuto di implementazione nella preparazione dei contenuti. Così è nata la sala dei Fantasmi della memoria: un luogo dove la collettività viene raccontata attraverso le testimonianze letterarie significative (antichi viaggiatori, storici e letterati, insieme a narratori moderni). Queste sono costruite su un complesso di immagini tratte dagli archivi privati e pubblici, dal cinema e dai filmini amatoriali, in un affresco che copre due secoli di storia.

In questo modo si è pensato non solo di porre il visitatore al centro della narrazione, ma fare in modo che questa possa essere nel tempo modificata e arricchita dalla stessa comunità che la pratica e la percorre. Un luogo in cui è possibile stare e anche ritornare: un punto di riferimento in cui riconoscersi, un valore significativo dell’abitare come del visitare un territorio.

Questo vuol essere il MAGMA: un museo che, rispettando l’identità dei luoghi e il lavoro scientifico sui contenuti, sia capace di comunicare una poetica riconoscibile, lasciando un segno forte e indelebile.

Barbara Catalani e Marco Del Francia

(Magma, comunicati stampa)


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