Astici e granchi vivi su ghiaccio: ristoratore condannato

Il titolare di un ristorante di Campi Bisenzio (Firenze) è stato condannato dal tribunale di Firenze per aver detenuto astici e granchi vivi su un letto di ghiaccio a temperature non adeguate e con le chele legate.

Secondo il Parere 29 luglio 2007 del Centro di Referenza Nazionale per il Benessere degli Animali dell'Istituto Zooprofilattico della Lombardia e dell'Emilia Romagna vanno seguite specifiche prescrizioni per la commercializzazione dei crostacei vivi al fine di assicurare loro condizioni minime di benessere.

In particolare "il posizionamento degli animali sul ghiaccio, anche se avvolto in sacchetti a tenuta, è assolutamente inappropriato sia come metodo anestetico che come metodo di stoccaggio, in quanto il contatto diretto con il ghiaccio determina asimmetria della perfrigerazione, sbalzo improvviso di temperatura, shock ipoosmotico da acqua di scioglimento o da condensa, ipossia e stress anaerobico. La legatura prolungata delle chele, oltre a determinare atrofia muscolare e inibizione dell’alimentazione se naturale, causa la ben più importante interferenza con i comportamenti di minaccia/difesa, in particolare se il colore della banda elastica è tale da alterare l’efficacia dei segnali di comunicazione visiva intra ed interspecie".

Gli agenti della Polizia Municipale di Firenze, interventui a seguito di un esposto della LAV dell'ottobre 2012, avevano rilevato a seguito di un sopralluogo presso il ristorante di Cambi Bisenzio frigoriferi con temperature comprese tra 1,1 e 4,8 gradi centigradi nei quali erano conservati astici e granchi vivi con le chele legate.

La Procura della Repubblica di Firenze, informata, aveva avviato l'iter giudiziario che ha portato alla condanna del ristoratore ai sensi dell'articolo 727 del codice penale secondo cui chi detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze è punito con l'arresto fino ad un anno o con l'ammenda da 1.000 a 10.000 euro.

"Il Tribunale di Firenze conferma anche a livello giuridico la teoria sostenuta da sempre più esponenti del mondo scientifico e dalla LAV che già aveva visto pronunciarsi i Tribunali di Milano e Vicenza anni fa – commenta l’avvocato Francesca Gramazio dell'ufficio legale LAV – le aragoste detenute sul ghiaccio sono in uno stato malessere e stress e pertanto chi li sottopone a tali condizioni causa loro una sofferenza punibile".

"Questa sentenza – conclude Gianluca Felicetti, presidente LAV – deve essere di monito a ristoratori, negozianti e supermercati di tutta Italia affinchè cambino scelte di vendita e alimentari, il Ministro della Salute Lorenzin emani una Nota di indirizzo a tutti i Servizi Veterinari Asl per l’applicazione di questo importante principio, scientificamente già certificato dal suo Centro di Referenza Nazionale da ben sette anni".

La Lega AntiVivisezione ringrazia l'avvocato Perugini del foro di Firenze per l'assistenza legale.

(ToscanaGo, 17 aprile 2014)

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